martedì 7 aprile 2015

A G A R - dove acquistare il libro



Agar
Authored by Maria Pace       

List Price: $14.75                 EURO  15.57
6" x 9" (15.24 x 22.86 cm) 
Black & White on White paper
382 pages

Versione in lingua ITALIANA

ISBN ISBN-13: 978-1511520973 (CreateSpace-Assigned) 

Oppure direttamente presso l' Autrice: SCONTATO  ed  AUTOGRAFATO
mariapace2010@gmail.com





Agar Paperback – April 9, 2015    versione in lingua inglese







L'OCCHIO DIVINO... Occhio di Horo o Occhio di Ra oppure Occhio di Osiride?




Occhio di Ra, Occhio di Horo, Occhio di Osiride: sono simboli ricorrenti nel pensiero teologico del popolo egizio: complesso e incomprensibile per noi gente moderna.
Il culto dell’Occhio Divino, in realtà, è presente anche in altre culture ed è sempre simbolo della “Grande Dea dell’Universo.”
Non si può dimenticare che l’inizio della civiltà egizia coincide con la fine del Matriarcato e che molti dei miti e dei simboli del Matriarcato confluiranno nel nuovo pensiero teologico.
Lo stesso avverrà per le altre culture, d’altronde.
Ma vediamo un po’ più da vicino questi simboli.

- L’Occhio di Ra (occhio destro), raffigurante la forza del Dio Supremo
Nella Dottrina Eliopolitana di On (la Eliopolis dei Greci) il Neter-Wa o Dio-Unico o Supremo, si chiamò per prima Atum, poi Atum-Ra e infine semplicemente Ra.
Viveva immobile nel Nun (Acque Primordiali), fornito di un “Occhio” (Irep), assieme ai figli: Shu e Tefnut.
Un occhio, però, che, raffigurato, non era mai umano, ma di un falco.
Il mito racconta che un giorno Shu e Tefnut si allontanarono da lui e si persero nel Nun. Ra, allora, mandò il suo “Occhio Divino” a recuperarli.
Al ritorno, però, l’Occhio trovò una sgradita sorpresa: al suo posto c’era un altro Occhio. S’infuriò così tanto a quella vista, che per placarlo, Ra dovette trasformarlo in un cobra e attorcigliarselo intorno al capo.
Quando più tardi Ra si ritirò per lasciare il Mondo Creato nelle mani degli Dei prima e degli uomini dopo, questo atto fu considerato la prima forma di incoronazione di un Faraone: l’urex, il cobra divino, eretto sulla fronte.
Dalle copiose lacrime versate dall’Occhio in quel frangente, nacque il genere umano: questa parte del mito comprova la natura femminile dell’Occhio Divino.
L’uomo, dunque, nella Teologia di Eliopoli, nasce dalle lacrime di rabbia dell’Occhio Divino di Ra, il Dio Supremo.
Il primo Occhio divenne il Sole e il secondo, la Luna.  Vediamo come e quando.


- L’Occhio di Horo (occhio sinistro)
Se il primo mito è legato ad Eliopoli, quello riguardante Horo è parte, invece, della Dottrina Osiriaca di Abidos, centro in cui si praticava il culto di Osiride.
Horo, figlio di Osiride, lotta con Seth, fratello di Osiride ed usurpatore del suo trono (Seth regnava sul Delta e Osiride nella Valle).
In uno dei numerosi scontri, Seth riuscì a strappare un Occhio (l’Udjat) al nipote ed a gettarlo via; dal canto suo, il giovane Horo non fu da meno e gli strappò gli organi genitali.
A questo punto intervenne Thot, Dio della Sapienza, Signore della Magia e Guardiano della Luna.
Thot si pose immediatamente alla ricerca dell’Occhio e lo ritrovò nella Tenebra Eterna.
Lo ritrovò, però, ridotto in pezzi e lo ricompose, ottenendo una frazione di 63/64, così rappresentati: 1/2 - 1/4 - 1/8 - ecc.
Ogni frazione divenne una fase della Luna: calante e crescente.

Questo racconta il mito, nella pratica, invece, troviamo l’Udjat (Occhio di Horo) sotto forma di amuleto contro gli infortuni, utilizzato da coloro che praticavano attività pericolose. Lo ritroviamo anche nelle tombe, a protezione da insidie e pericoli cui era sottoposto il Ka (spirito) del defunto, nel viaggio attraverso la Duat (oltretomba).

(curiosità: se visitate il Museo Egizio di Torino, vi capiterà di veder dipinto un “Occhio” su qualche sarcofago: era una “finestra sull'universo” attraverso cui il defunto poteva dare una sbirciatina al mondo esterno… ah! Questi egizi!)

- l’Occhio di Osiride
Il mito narra che l’Udjat, essendo ormai mobile sul volto di Horo, sia stato da questi “prestato” al padre, Osiride, per risanarlo da una congiuntivite, malanno assai comune in Egitto… da cui, evidentemente, nemmeno gli Dei erano immuni.

lunedì 6 aprile 2015

A G A R - Origine dei popoli ISRAELITA ed ISMAELITA





AGAR, di origine egiziana, era la madre di Ismaele e SARA, di origine babilonese, era la madre di Isacco. Chi volesse conoscere le origini storiche del popolo israelita e le loro credenze, gli usi e i costumi,   (attinti alla cultura egizia ed a quella babilonese) può trovare esaurienti risposte nel libro di Maria PACE:           “A G A R”

PROSSIMAMENTE

EDITO  in lingua INGLESE   da editrice  AMERICA  STAR  BOOKS

anche in lingua italiana  presso   AMAZON




lo si può richiedere anche all'AUTRICE   Scontato ed Autografato
mariapace2010@gmail.com

LA REGINA HUTHSEPSUT



       
  
Questa figura di Regina ha sempre affascinato studiosi e scrittori  e di lei si è molto discusso e si continua a farlo. Dei fatti che la riguardano, la versione più attendibile ed universalmente  accettata da studiosi ed egittologi è, forse, quella che segue.
Figlia del faraone Thutmosis III, della XVIII Dinastia, sposò, come consuetudine, il fratello Thumosis II. Alla morte di questi, essendo l’erede, il futuro, grande faraone Tutmosis III, ancora troppo giovane per governare il Paese, la Regina ne assunse la Reggenza.
Huthsepsut, però, non si accontentò di questo ruolo e quel che seguì fu uno degli esempi di intrighi di corte più clamorosi della storia.
Attraverso una messa in scena assai teatrale, occupò il trono senza colpo ferire e vi regnò per più di 20 anni come Regina-Faraone. Un mattino, mentre officiava in onore del dio Ammon, questi le apparve e, fra tuoni, fulmini e saette, così proclamò (pressappoco):
“In Te voglio compiacermi, figlia mia. Da oggi il tuo nuovo nome sarà Kem-hut-Ra: Colei che regna su Kem (Egitto) con il favore di Ra.”
Donna bella, colta e ambiziosa, era dotata anche di una acutezza politica e molte furono le riforme sociali da lei introdotte nel Paese. Era anche molto coraggiosa. Si narra che da bambina il padre la portasse spesso a caccia con sé.
Nell’assumere il potere, (si dice) si attaccò alla schiena la coda del leone da lei stessa cacciato e si pose al mento la “barba rituale”, per mostrare di essere coraggiosa e capace non meno di un uomo.




A sostenerla in questo progetto c’era, naturalmente, una corte di fedelissimi, sia a Palazzo Reale che al Tempio di Ammon. Primo fra tutti, fu Senenmut, architetto e Gran Dignitario, da cui ebbe anche una figlia: Nefrure, che in seguito fece sposare all’erede, Thutmosis III.
Per la sua tomba non scelse la Set-Maaty (Sede della Giustizia), oggi meglio conosciuta con il nome di “Valle dei Re”, dove erano sepolti tutti i Sovrani, ma non volle neppure la Set-Nefrure,(Sede della Bellezza) dove erano sepolte le Regine. Lei scelse un sito diverso, l’attuale Deir-el-Bahari, dove si fece costruire uno dei più straordinari Complessi Funerari: il Sublime dei Sublimi.
Sulle pareti e sulle colonne fece trascrivere la sua storia, quelle delle sue conquiste militari e, soprattutto, l’accoglienza, alla nascita, da parte del dio Ammon, Patrono di Tebe, che la riconosceva come  “Sua Figlia” e ne legittimava il diritto ad occupare il trono d’Egitto.
Morì all’età di 60 anni circa, dopo quasi 22 anni di regno.
La tradizione vuole che il successore, dopo la sua morte, si sia accanito nel voler cancellare di lei perfino la memoria, per vendicarsi di averlo per così tanto tempo tenuto lontano dal trono. In realtà, il faraone Thutmosis III, fece vaghi cenni, in alcune iscrizioni, ad un “periodo di disaccordo” con la Regina.
Certo è che non era facile far cancellare tutte le iscrizioni dai colossali monumenti fatti erigere dalla Regina; più devastante fu l’intervento del faraone Akhenaton, che ordinò di cancellare il nome di Ammon da tutti gli edifici del Paese, compresi quelli della Regina-Faraone.

per conoscere da vicino questa straordinaria Regina, RICHIEDERE  il libro

"A G A R"  di Maria  PACE

AUTOGRAFATO  e con DEDICA
direttamente a   mariapace2010@gmail.com

OASI del DESERTO







LE  OASI

"Tratto di terra fertile e verdeggiante in mezzo al deserto."  Così recita il dizionario.
In realtà, il paesaggio di un'oasi é sempre o quasi sempre artificiale, opera, cioé, della mano dell'uomo.
La sua esistenza dipende dalla presenza di acqua necessaria ad alimentare una vegetazione costituita prevalentemente dalla palma da dattero, pianta  indispensabile a favorire l'insediamento umano ed a farne un luogo adatto alle tappe delle carovane in transito nel deserto.
A nutrire un'oasi può essere l'acqua di un fiume o di una sorgente, ma anche quella presente nel sottosuolo;
in questo caso a riportarla in superficie sono i pozzi artesiani
L'oasi si può definire, dunque,  un mondo rigoglioso circondato dal deserto. Tale rigoglio, però, é soprattutto opera dell'uomo. Del fellahin, come viene chiamato il contadino delle oasi.
Il fellahin  conduce con il deserto una lotta strenua e continua per conservare lo spazio di cui già dispone e per tentare di sottrargliene dell'altro.  I fellahin, infatti, usano piantare palme giovani  nella   sabbia  ai  bordi dell'oasi. Le irrigano anche due o tre volte  la settimana, fino a quando non metteranno radici che  si spingeranno nel sottosuolo alla ricerca della falda freatica  acquifera che permetterà loro di sopravvivere.
Il fellahin, dunque, deve lottare strenamente e continuamente con il deserto per sottrargli spazio e soprattuto per non lasciarselo portar via , poiché il deserto tende  a riprendersi ciò che gli appartiene.
In questa lotta con la natura e non contro la natura,  il contadino ha un  altro avversario, alleato del  deserto: il vento.  Il vento, infatti, tende a sommergere di sabbia le piante, soprattutto quelle più giovani e delicate, sabbia che deve essere continuamente rimossa.

Quasi tutti i deserti del nostra pianeta sono privi di corsi d'acqua perenni; il Sahara é percorso da widian,  grandiosi corsi d'acqua asciutti, che suggeriscono la presenza in un passato remoto di grandi fiumi.  Oggi le piogge sono  rarissime, brevi e assai violente;  provocano piene effimere, a causa dell'immediata evaporazione delle acque e del loro assorbimento da parte del terreno,  ma riescono a nutrire le numerose falde freatiche del sottosuolo  che  nel territorio sono numerose sia in superficie che in profondità.
Le prime danno vita ad oasi spontanee, le seconde, invece, vengono raggiunte dalla mano dell'uomo attraverso la escavazione di pozzi artesiani. Entrambe, però, sono  frutto  dell'operosità dell'uomo, senza il quale, il deserto tornerebbe a seppellire ogni cosa.
E' la quantità d'acqu, dunque, a favorire la densità della popolazione di un'oasi. Si tratta di popolazioni sedentarie che non conoscono oppure hanno lasciato il peregrinare attraverso il deserto in cerca di pascoli per i loro armenti e che  molto spesso si dedicano alla coltivazione di altre piante oltre a quella da dattero ed all'allevamento di bestiame e attività inerenti.

A G A R

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