sabato 3 giugno 2017

ANTICO EGITTO- PSICOSTASIA… ovvero, pesatura dell’anima

ANTICO EGITTO- PSICOSTASIA… ovvero, pesatura dell’anima



Il papiro dello scriba Hunefer vissuto sotto il regno di Seti I – XIX Dinastia dei Faraoni – ben visibili: Hunefer guidato da Anubi – Anubi che pone il cuore sulla Sacra Blancia – La bestia Ammit – Thot che annota il risultato – Horo che presenta il defunto ad Osiride, alle cui spalle c’è Iside.
Tra le varie prove che il defunto doveva sostenere, c’era quella della “pesatura dell’anima” che gli avrebbe permesso di raggiungere il regno di Osiride oppure lo avrebbe condannato ad una gran brutta fine tra le fauci della bestia Ammit; questa era un ibrido: testa di coccodrillo, corpo di leone, coda di serpente, eternamente affamata ed insaziabile d pronta a fare del malcapitato un gustoso spuntino.
Il Ka (spirito) del defunto, però, non era proprio uno sprovveduto e neppure un derelitto mandato allo sbaraglio da solo; ad accompagnarlo e sostenerlo in questo percorso irto di pericoli, c’erano numerose divinità funerarie, tra cui ANUBI, lo Sciacallo Divino, il Traghettatore delle Anime. Questi lo accompagnava fin nella Sala del Tribunale di Osiride e qui poneva il cuore del defunto su uno dei piattelli della Sacra Bilancia.
A questo punto entrava in scena Maat, la dea della Verità e della Giustizia, che si toglieva dal capo la Sacra Piuma e la poneva sull’altro piattello: il cuore e la piuma dovevano avere lo stesso peso. Se il cuore fosse stato più pesante della piuma, il KA del defunto veniva dato in pasto alla bestia Ammit. Per evitarlo, bisognava rispettare il rituale, che tra l’altro, prevedeva l’utilizzo di formule magiche, come quella di “alleggerire” il cuore:
“O mio cuore di mia madre. O mio cuore per il quale esisto sulla terra. Non sorgere contro di me a testimonio. Non creare opposizione contro di me tra i Giudici. Non essere contro di me innanzi agli Dei. Non essere pesante contro di me innanzi al Grande Signore dell’Amenti… Salute a voi o dei potenti per i vostri scettri… Io mi sono unito alla terra e sono giunto nella parte più profonda del cielo… Io non sono morto e sono uno spirito glorificato per l’eternità” (dal Libro dei morti degli antichi egizi -il papiro di Torino)
Non era l’unica prova ad attendere il Ka del defunto. C’era quella della “Dichiarazione di innocenza” o “Giudizio dei 42”. Il Ka veniva invitato a dichiararsi innocente, al cospetto di 42 Spiriti, ognuno dei quali impersonava un peccato: furto, calunnia, avarizia, ecc… In realtà, bastava essere innocente di almeno 7 di quei peccati per sfuggire alle fauci della bestiale Ammit.
Superata queste ed altre prove, il KA del defunto poteva fare due cose e di solito le faceva entrambe: o tornare nella tomba, “entrare” nel corpo imbalsamato o nella statua che lo ritraeva e “vivere” in quell’ambiente, oppure restare negli Hotep Jaru, i Giardini di Osiride, il Paradiso, in qualità di Akh, Spirito Glorioso

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